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7 miti sull’opt-in ai quali non dovresti credere

Tempo di lettura 4 min.

Sono passati già due anni dall’entrata in vigore del GDPR e, da allora, la maggior parte dei marketer e degli e-commerce manager si sono ripresi dagli effetti iniziali che ha portato con sé. Ma non per tutti è ancora del tutto chiaro che cosa sia permesso e che cosa sia vietato. Per questo abbiamo raccolto in questo articolo i 7 miti sull’opt-in ai quali è meglio non credere.


1. Mito n.1

Ricevere un biglietto da visita ti permette di mandare una newsletter al proprietario

Magari! Immagina di essere a una fiera e uno dei visitatori ti dà il suo biglietto da visita, dicendo di essere molto interessato alla tua newsletter. Intaschi il biglietto, contento di aver guadagnato un nuovo indirizzo. A questo punto, abbiamo buone e cattive notizie per te. Non è specificato in che modo devi ottenere il consenso per inviare una newsletter, ma devi essere in grado di provare che lo hai ricevuto. Solo così il tuo opt-in è conforme al GDPR.

Dandoti il proprio biglietto da visita, il potenziale cliente ti ha dato il permesso di usare il suo indirizzo e-mail. Come puoi provarlo? Potresti benissimo averlo trovato per strada, o averlo ricevuto da una terza persona.

Morale: Mito n.1

Chiunque deve essere in grado di fornire la prova di come ha raccolto i propri indirizzi e-mail (e che questi siano stati dati volontariamente), anche dopo anni. Secondo noi il modo più semplice e sicuro per farlo è quello digitale.


2. Mito n.2

Il double opt-in è obbligatorio

Si potrebbe pensare che sia vero, ma… sorpresa, è un mito anche questo!

Di solito, chi si iscrive a una newsletter riceve una e-mail di conferma di iscrizione. È una procedura comune per gli shop online e impedisce che una terza persona si iscriva alla newsletter con l’indirizzo dell’altro senza che questi lo sappia, generando spam.

Il double opt-in non è richiesto alla legge ma, nel caso in cui tu decida di farne a meno, non potrai provare che questa persona ha dato il proprio consenso.

Morale: Mito n.2

Anche se il double-opt in non è obbligatorio, è sempre più sicuro farne uso.


3. Mito n.3
Puoi chiedere il consenso tramite e-mail

Vero o falso? Decisamente falso. Quando mandi un’e-mail per chiedere il consenso, hai praticamente già mandato una newsletter. È come se qualcuno bussasse alla tua porta di domenica chiedendo se possono disturbare il tuo pisolino domenicale. Ti hanno già disturbato. Inoltre, questo tipo di richiesta si può classificare come pubblicità. Gli iscritti a una newsletter devono sempre acconsentire a riceverla. Tutto ciò si applica anche ai social network, messaggi e WhatsApp & simili.

Morale: Mito n.3

Non inviare una newsletter a potenziali destinatari per chiedere il loro consenso.


4. Mito n.4
Il consenso a ricevere una newsletter è valido per sempre

È facile verificare come questo mito sia falso. Quando i tuoi iscritti non approvano l’uso dei loro dati all’interno del tuo shop oppure annullano l’iscrizione, il consenso che hanno espresso precedentemente non è più valido e non puoi più inviare loro newsletter.

Morale: Mito n.4

Questo mito è falso e non ci sono eccezioni: non appena un destinatario annulla la propria iscrizione, il suo consenso non è più valido.


5. Mito n.5
Un contest porta sempre a una lista di nuovi indirizzi da usare

I negozi online usano i contest per aumentare le vendite o generare nuove iscrizioni alla newsletter. Molti si chiedono se sia possibile collegare la partecipazione al contest all’iscrizione obbligatoria alla newsletter?” La questione è rimasta a lungo irrisolta ma, dal 25 maggio 2018, è chiaro che una richiesta del genere non sia conforme alla GDPR: chi partecipa a un contest può certamente iscriversi a una newsletter, ma solo se interessato. L’accordo però deve essere sempre volontario ed essere sottoscritto in un diverso campo del modulo.

Morale: Mito n.5

La partecipazione a un contest non deve essere necessariamente collegata all’iscrizione ad una newsletter.


6. Mito n.6
Posso scrivere quando mi pare ai miei clienti

Potrebbe quasi sembrare vero, considerando che i clienti hanno già comprato qualcosa dal tuo negozio. Di conseguenza, sono persone potenzialmente interessate a ricevere una tua newsletter. Purtroppo, non è così. I tuoi clienti devono aver dato il loro consenso per poter ricevere una newsletter.

Morale: Mito n.6

Prima di mandare una newsletter ai tuoi clienti, ti serve comunque il loro consenso. In alcuni casi possono esistere cavilli legali, ma non ti consigliamo di sfruttarli.


7. Mito n.7

I Paesi extra UE non devono attenersi alla GDPR

La GDPR si applica ai 28 Paesi dell’Unione Europea, ma per quanto riguarda gli stati che non ne fanno parte? Le aziende situate in paesi al di fuori dell’UE possono ignorarla?

La risposta è no. Se l’azienda in questione ha una filiale nell’Unione Europea e processa dati provenienti da quella zona, deve conformarsi alle regole della GDPR.
Ma cosa succede se un negozio online degli Stati Uniti non ha una filiale in Europa e si limita a usare dati provenienti da iscritti che vivono in un paese dell’Unione Europea? Spesso gli shop online tracciano i dati personali dei propri iscritti e dei clienti in modo da poter personalizzare le offerte e i contenuti della newsletter. C’è una regola molto chiara: se i dati personali processati sono di cittadini dell’Unione Europea, il negozio online deve adattare i propri processi aziendali alla GDPR, e-mail marketing compreso.

Ciò che abbiamo appena detto si applica anche se chi processa i dati ha sede nell’UE. Se, per esempio, un’azienda statunitense ha solo iscritti statunitensi ma utilizza un provider dell’Unione Europea, l’azienda deve allora conformarsi alla GDPR.

Morale: Mito n.7

In molti casi le aziende extraeuropee devono seguire le regole del GDPR, anche nel caso in cui chi elabora i dati abbia sede europea.


Morny Russell

Morny is a text juggler for Cleverreach® and writes on all aspects of email marketing. In her spare time, she is an avowed foodie and passionate instagrammer.